(ANSA) - ROMA, 14 MAG - Il 92% degli studenti considera 'un male' per l'Universita' italiana il fatto che la maggior parte dei professori abbia piu' di 65 anni.
Una ricerca di StudentiMagazine denota una generazione di professori tra i 50 e i 60 anni che presto raggiungera' l'eta' pensionabile . Come rimedio, l'ateneo di Torino ha lanciato un provvedimento per il prepensionamento, proponendo collaborazioni a chi ha 40 anni di contributi e piu' di 65 anni e permettendo ai giovani di entrare in ruolo al loro posto.
Fonte Yahoo Notizie http://it.news.yahoo.com/14052007/2/universita-troppi-prof-over-65.html
Buongiorno,
se ne sono accorti.
Si sono accorti anche che i Vecchi - da intendere come Venerandi, Saggi, ovviamente - amministrano i loro corsi come monarchi che elargiscono specialissimi favori quando si presentano alle lezioni e agli esami? Cioè quando fanno niente altro che il proprio lavoro?
Mi sa di no.
Su questo argomento tornerò con una accurata biografia sui più Vecchi - come sopra - con cui sono venuto a contatto.
Rispettoso contatto, mai avvicinato alle loro Sublimi Maestà: non voglio aroma di tomba addosso.
martedì 15 maggio 2007
domenica 13 maggio 2007
Dividi (e specializza e rendi competitiva) et impera.
(ANSA) - SPEZZANO (BERGAMO), 12 MAG - Sul fronte universitario è necessario "che i piccoli atenei si specializzino". E' questa la risposta del ministro dell'Innovazione tecnologica nella pubblica amministrazione Luigi Nicolais all'appello del presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo di ridurre le "università condominiali" per creare più "centri di eccellenza.
"Dopo aver indicato che "sull'università il governo vuole investire molto" Nicolais ha aggiunto che "le piccole università si debbono specializzare come ad esempio ha fatto l'università del Sannio, che ha scelto solo pochi soggetti su cui fare ricerca".Al contrario, "le grandi università che operano su più settori, debbono farlo con competitività anche se sono statali". Secondo il ministro queste ultime, "debbono competere anche per ottenere i finanziamenti". Nicolais si è poi detto convinto del fatto che "il nostro sistema università ha grandi potenzialità".(ANSA).
tratto da: http://it.biz.yahoo.com/12052007/2/universita-nicolais-necessaria-specializzazione.html
Capito?
In pratica stanno dicendo: buttiamo all'aria tutti i corsi di laurea di tutti i tipi di università e ricominciamo.
E il giornalista che chiede:
"Scusate, di nuovo? Vecchio Ordinamento, Nuovo Ordinamento, Nuovissimo Ordinamento e adesso specializzazioni e competitività su più settori"
doveva essere assente, quel giorno.
Certo che, riflettendoci, è molto semplice per personaggi di questo calibro dire: "facciamo", "cambiamo", "ricominciamo", "invertiamo la rotta".
Tanto chi se ne importa?
Ah già: noi.
"Dopo aver indicato che "sull'università il governo vuole investire molto" Nicolais ha aggiunto che "le piccole università si debbono specializzare come ad esempio ha fatto l'università del Sannio, che ha scelto solo pochi soggetti su cui fare ricerca".Al contrario, "le grandi università che operano su più settori, debbono farlo con competitività anche se sono statali". Secondo il ministro queste ultime, "debbono competere anche per ottenere i finanziamenti". Nicolais si è poi detto convinto del fatto che "il nostro sistema università ha grandi potenzialità".(ANSA).
tratto da: http://it.biz.yahoo.com/12052007/2/universita-nicolais-necessaria-specializzazione.html
Capito?
In pratica stanno dicendo: buttiamo all'aria tutti i corsi di laurea di tutti i tipi di università e ricominciamo.
E il giornalista che chiede:
"Scusate, di nuovo? Vecchio Ordinamento, Nuovo Ordinamento, Nuovissimo Ordinamento e adesso specializzazioni e competitività su più settori"
doveva essere assente, quel giorno.
Certo che, riflettendoci, è molto semplice per personaggi di questo calibro dire: "facciamo", "cambiamo", "ricominciamo", "invertiamo la rotta".
Tanto chi se ne importa?
Ah già: noi.
venerdì 11 maggio 2007
Quando l'Assistente Assiste (terzo movimento)..e parla stavolta.
Cosa succede se vi assentate per 20 giorni dalle lezioni?
Perdete le spiegazioni?
Si.
Vi trovate indietro sul programma?
Si.
Dovete inseguire i colleghi per gli appunti?
Si.
Perdete ore ed ore a cercare di capire quel concetto che, se foste stati presenti, sarebbe stato semplicissimo?
Si.
Dovete farvi 3 ore di anticamera per andare al ricevimento del Prof così da farvi spiegare un passaggio/esercizio/concetto?
Si.
Insomma, non è affatto una buona idea assentarsi 20 giorni dalle lezioni senza un validissimo motivo: c'è tutto da perdere e da recuperare con gli interessi.
Invece, cosa succede se un Prof si assenta per 20 giorni?
Viene pagato, ed il suo corso viene seguito da uno schiav..ehm..un Assistente che, per l'occasione, è promosso a ruolo di schiav..ehm..Assistente Parlante.
Gli Assistenti Parlanti sono tutti uguali: il loro tratto distintivo è l'assoluta paura di farsi prendere in giro dagli studenti. Che poi si dimostrino isterici o timidi poco cambia, la ragione è quella appena espressa.
Un Assistente Parlante, la sera prima del "gran giorno" in cui assaporare il Potere Assoluto, ha già in testa lo svolgimento della lezione.
Inizio.
Buongiorno
Il Prof mi ha detto che siete arrivati
Riprendiamo
Cominciamo
Pausa.
Capito?
Arrivederci
Applausi.
Poi entra in aula, si dimentica tutto, ed inizia a balbettare la lezioncina, possibilmente con l'ausilio di specchietti più o meno tecnologici (le slides realizzate con PowerPoint o i lucidi vecchio stile con il proiettore a fascio), sperando che i ragazzi non facciano troppo rumore.
D'altronde, cosa si può pretendere da un Dottorando che per la prima volta si trova a dovere spiegare a 150 persone della sua età qualcosa che lui ha assimilato per se stesso, con i propri processi didattici, e non pensando a come farle intendere ad altri?
Nulla, effettivamente.
Si potrebbe pretendere che il Prof di ruolo non si assenti con banalissime scuse borbottate agli studenti.
Ma non chiediamo l'impossibile, qui.
Qui chiediamo che quando un corso è compreso tra due date sia tenuto ininterrottamente dalla persona assegnata, a meno di motivi di salute, certamente. Ed in casi di assenza prolungata sia un altro professore a sostituirlo, non un ragazzo appena laureato.
Si chiede semplicemente che l'insegnamento non sia frammentato, rimbalzato tra persone che, se anche fossero più che competenti nella teoria, possiedono diversissimi - sempre che li possiedano - metodi di insegnamento.
Tutto questo perchè gli indirizzari ultimi, il fine, lo scopo dell'insegnamento non è il salario del professore, dell'Assistente o dei bidelli che tengono in ordine la struttura, ma lo Studente.
Cioè noi.
Perdete le spiegazioni?
Si.
Vi trovate indietro sul programma?
Si.
Dovete inseguire i colleghi per gli appunti?
Si.
Perdete ore ed ore a cercare di capire quel concetto che, se foste stati presenti, sarebbe stato semplicissimo?
Si.
Dovete farvi 3 ore di anticamera per andare al ricevimento del Prof così da farvi spiegare un passaggio/esercizio/concetto?
Si.
Insomma, non è affatto una buona idea assentarsi 20 giorni dalle lezioni senza un validissimo motivo: c'è tutto da perdere e da recuperare con gli interessi.
Invece, cosa succede se un Prof si assenta per 20 giorni?
Viene pagato, ed il suo corso viene seguito da uno schiav..ehm..un Assistente che, per l'occasione, è promosso a ruolo di schiav..ehm..Assistente Parlante.
Gli Assistenti Parlanti sono tutti uguali: il loro tratto distintivo è l'assoluta paura di farsi prendere in giro dagli studenti. Che poi si dimostrino isterici o timidi poco cambia, la ragione è quella appena espressa.
Un Assistente Parlante, la sera prima del "gran giorno" in cui assaporare il Potere Assoluto, ha già in testa lo svolgimento della lezione.
Inizio.
Buongiorno
Il Prof mi ha detto che siete arrivati
Riprendiamo
Cominciamo
Pausa.
Capito?
Arrivederci
Applausi.
Poi entra in aula, si dimentica tutto, ed inizia a balbettare la lezioncina, possibilmente con l'ausilio di specchietti più o meno tecnologici (le slides realizzate con PowerPoint o i lucidi vecchio stile con il proiettore a fascio), sperando che i ragazzi non facciano troppo rumore.
D'altronde, cosa si può pretendere da un Dottorando che per la prima volta si trova a dovere spiegare a 150 persone della sua età qualcosa che lui ha assimilato per se stesso, con i propri processi didattici, e non pensando a come farle intendere ad altri?
Nulla, effettivamente.
Si potrebbe pretendere che il Prof di ruolo non si assenti con banalissime scuse borbottate agli studenti.
Ma non chiediamo l'impossibile, qui.
Qui chiediamo che quando un corso è compreso tra due date sia tenuto ininterrottamente dalla persona assegnata, a meno di motivi di salute, certamente. Ed in casi di assenza prolungata sia un altro professore a sostituirlo, non un ragazzo appena laureato.
Si chiede semplicemente che l'insegnamento non sia frammentato, rimbalzato tra persone che, se anche fossero più che competenti nella teoria, possiedono diversissimi - sempre che li possiedano - metodi di insegnamento.
Tutto questo perchè gli indirizzari ultimi, il fine, lo scopo dell'insegnamento non è il salario del professore, dell'Assistente o dei bidelli che tengono in ordine la struttura, ma lo Studente.
Cioè noi.
martedì 8 maggio 2007
Scribacchini alla riscossa :-)
(AGI) - Palermo, 4 mag . - La convinzione che i laureati in discipline umanistiche siano destinati a restare a spasso a vita sembra smentita. E' vero che restano precari piu' a lungo dei loro colleghi ingegneri o tecnici, ma a distanza di cinque anni dal conseguimento del titolo il gap si riduce drasticamente: 93 per cento e' la quota di occupazione (inclusa la formazione retribuita) dei laureati nelle aree tecnico-scientifiche, 87 per cento quella dei laureati "umanistici". Segnali di preoccupazione arrivano invece per i "figli" delle lauree triennali avviate con la riforma universitaria: nonostante il primo intento della riforma fosse quello di ridurre il numero di fuori corso velocizzando i tempi di ingresso nel mondo del lavoro, e' ancora alta la percentuale degli studenti in discipline umanistiche che non riesce a laurearsi in tempo: in media il 35,6 per cento. E la quota di studenti che, nella ritmo didattico serrato dei nuovi corsi, ha la possibilita' di fare esperienze all'estero si ferma intorno all'8 per cento, a eccezione degli studenti in Lingue tra i quali la percentuale e' piu' alta (39,2 per cento), ma ancora insoddisfacente. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal "Quaderno sullo stato attuale della formazione umanistica" realizzato da Almalaurea e presentato oggi a Palermo all'apertura del convegno "I saperi umanistici nell'Universita' che cambia", organizzato dalla facolta' di Lettere dell'ateneo di Palermo insieme con la Conferenza nazionale dei presidi di Lettere. Il rapporto, che ha coinvolto 32 mila studenti di vecchio e nuovo ordinamento (18 mila i primi, oltre 14 mila i secondi), riguarda i sette corsi di laurea piu' frequentati: Lettere, Filosofia, Storia, Lingue e letterature straniere, Conservazione dei beni culturali, Scienze della Comunicazione, Dams. -
Maggiori approfondimenti su www.agi.it
da Yahoo.it->Notizie. url: http://it.news.yahoo.com/04052007/203/universita-umanistici-precari-87-assunti-in-5-anni.html
Si, la notizia in se è buona: coloro che scelgono le materie umanistiche trovano occupazione.
Mi domando però perchè questa tendenza decresca per coloro che hanno frequentato la laurea triennale.
Avrebbe dovuto portare, contrariamente, un impiego più veloce anche si trattasse solamente del precariato, o dei corsi di apprendistato retribuito.
Ho sempre più la convinzione di essere stato preso in giro.
Maggiori approfondimenti su www.agi.it
da Yahoo.it->Notizie. url: http://it.news.yahoo.com/04052007/203/universita-umanistici-precari-87-assunti-in-5-anni.html
Si, la notizia in se è buona: coloro che scelgono le materie umanistiche trovano occupazione.
Mi domando però perchè questa tendenza decresca per coloro che hanno frequentato la laurea triennale.
Avrebbe dovuto portare, contrariamente, un impiego più veloce anche si trattasse solamente del precariato, o dei corsi di apprendistato retribuito.
Ho sempre più la convinzione di essere stato preso in giro.
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